Covid, la rabbia dei ristoratori: “proroga Super Green Pass all’interno dei locali è ingiustificata”

StrettoWeb

Con il nuovo decreto legge del Governo Draghi, la consumazione ai tavoli esterni di bar e ristoranti sarà possibile senza Green Pass, mentre resta l’utilizzo del Certificato Verde rafforzato (vaccinati e guariti) per occupare un posto all’interno

Ai ristoratori l’idea che l’obbligo di Green pass rafforzato per consumare al chiuso non decada con la fine dello stato di emergenza non è piaciuta. “Oltre il 40% dei turisti alloggia in strutture ricettive extraalberghiere e bar e ristoranti sono servizi essenziali del soggiorno”, fa notare Fipe Confcommercio Veneto. “In più, il controllo del certificato verde a carico degli esercenti per l’accesso ai pubblici esercizi era ed è una misura emergenziale e come tale deve essere superata nel momento in cui si conclude lo stato d’emergenza”, continua. “Imporre questo impegno per altri 30 giorni ai gestori dei locali, in una stagione determinante per le attività turistiche quale è l’avvio della primavera e con la Pasqua alle porte, non ha più alcuna giustificazione”. Circa sette milioni di italiani non hanno ancora fatto la terza dose, mentre circa un paio di milioni di italiani over 12 hanno proprio deciso di non vaccinarsi, senza considerare il netto messaggio disincentivante che passa ai turisti provenienti dall’estero. Insomma, conclude Fipe Veneto, il prolungarsi dell’obbligo di Green pass “è un costo inutile in un periodo fortemente critico”.

“L’eliminazione del green pass con la fine dello stato di emergenza non può escludere la ristorazione”. Ad affermarlo è la Confcommercio Fipe anche della Valle d’Aosta che ritiene “ingiustificata” la proroga fino al 30 aprile del controllo delle certificazioni verdi da parte degli esercenti commerciali. “Siamo stati in prima linea, da subito, nel sostenere, senza se e senza ma, la campagna vaccinale e le varie misure introdotte, green pass incluso – afferma il presidente della Confcommercio Vda, Graziano Dominidiato , ma oggi resta la spiacevole sensazione che non si comprenda pienamente lo stato in cui versa il settore e la sua importanza come seconda voce di spesa dei turisti”.

Per l’associazione di categoria, “imporre questo impegno per altri 30 giorni ai gestori dei locali, in una stagione determinante per le attività turistiche quale è l’avvio della primavera e con la Pasqua alle porte, non ha più alcuna giustificazione”. Senza dimenticare che “ogni giorno l’obbligo impone di dedicare almeno una persona a questo compito a fronte di un numero minoritario di non vaccinati che ha già deciso, a prescindere, di non aderire alla campagna vaccinale”. Lo stop dal primo aprile al green pass per gli stranieri “è un primissimo segnale – conclude Dominidiato – , ma bisognava avere maggior coraggio dando un po’ di respiro alle nostre imprese, piegate da due anni di pandemia, da un aumento esorbitante dei costi dell’energia e delle materie prime alimentari e dall’assenza di flussi turistici”. Per la Confcommercio Vda, bene ha fatto il ministro Garavaglia, cui va il nostro ringraziamento, a rimarcare l’importanza della ristorazione e come a provvedimenti di restrizione debbano seguire compensazioni economiche”. Conclude: “servono provvedimenti urgenti e servono subito anche a costo di un ennesimo scostamento di bilancio”.

Condividi