Al Fancy Food di New York arriva la ‘nduja di Spilinga… ma è fake!

La denuncia di Coldiretti Calabria che interessa anche la food blogger Rosy Chin: "per un minuto di notorietà, ci si presta a queste false passerelle"

StrettoWeb

Una denuncia che arriva direttamente dai piani alti di Coldiretti Calabria in difesa del Made in Italy. Un prodotto d’eccellenza calabrese, esportato internazionalmente, ma che rischia di perdere la sua autenticità a causa delle terribili copie che circolano in giro e che, a quanto pare, sono esportate dalle stesse istituzioni locali che dovrebbero preservare l’originalità del prodotto. Su quanto accaduto si è espresso Franco Aceto, presidente della Coldiretti, che dà la colpa alla mitomania e alla voglia di notorietà.

“Il presidente del consorzio della ‘Nduja di Spilinga Francesco Fiamingo, il vicesindaco di Spilinga, che si definisce città della ‘nduja, Francesco Barbalace e una fantomatica quanto improvvisata ambasciatrice nominata dallo stesso comune hanno promosso, con risonanza sui social, al Fancy Food 2024, il più importante evento fieristico nordamericano dedicato alle specialità alimentari, come vero il prodotto di “Spiling!”. C’è chi, purtroppo, per un minuto di notorietà, si presta a queste passerelle che danneggiano la vera ed originale ‘nduja di Spilinga”.

“Pensavamo che il viaggio oltreoceano dei due rappresentanti era per far conoscere e pubblicizzare la nduja. Siamo stati costretti a ricrederci! Cosa si possono aspettare i veri produttori della ‘Nduja di Spilinga e i cittadini-consumatori se al Fancy Food di New York, i massimi esponenti istituzionali e soprattutto del Consorzio portano alla ribalta un nuovo marchio nato per produrre direttamente negli Stati Uniti, un’imitazione, un falso, del famoso insaccato tipico prodotto nello spilingese?”.

“Davvero una vergogna!”

“Ci troviamo davanti ad un grande paradosso: chi dovrebbe tutelare con le unghie e con i denti le vere produzioni tipiche, visto i ruoli che ricoprono, si fa invece promotore coinvolgendo anche una food blogger Rosy Chin insignita “motu proprio” dell’altisonante titolo di ambasciatrice della ‘Nduja di Spilinga nel mondo per promuovere un nuovo brand che da qualche tempo produce direttamente il noto insaccato direttamente negli Stati Uniti” – prosegue Franco Aceto in sinergia con il presidente provinciale di Vibo Valentia Giuseppe Porcelli.

La lotta al “Fake in Italy”

“Una vera campagna di promozione del Fake Made in Italy in contrapposizione al duro e costante lavoro che la Coldiretti, con le numerose iniziative messe in campo, non per ultima la grande mobilitazione al Brennero e la raccolta firme proprio contro il Fake Made in Italy. L’Italian Sounding” oggi costa alle vere aziende italiane circa 120 miliardi di euro l’anno e circa 2 miliardi in Calabria di fatturato”.

“Alle politiche sindacali di Coldiretti si aggiungono le politiche del governo regionale ma soprattutto del governo nazionale che con le proprie iniziative sta cercando costantemente di contrastare l’uso improprio di nomi e simboli che richiamano l’italianità di prodotti che non vengono realizzati in Italia, Un orrore e ribadisco, una vergogna, dichiara Porcelli. Chi dovrebbe difendere il lavoro e tutelare la produzione locale di ‘Nduja di Spilinga sfrutta lo stesso nome per produrre dall’altra parte del mondo!”

“Davvero un controsenso – chiosano – ad essere buoni! Il Presidente del Consorzio Nduja di Spilinga insieme al Vice Sindaco, dovrebbero impegnare il proprio tempo per velocizzare la promozione dell’iter IGP per la ‘Nduja di Spilinga. Soprattutto il Presidente del Consorzio, proprio lui che ha l’obbligo statutario di tutelare la produzione e il prodotto, in barba a tutte le regole di buon senso inizia a produrre al di fuori della zona eletta per la produzione e quindi ledendo fortemente l’essenza stessa su cui si fonda la richiesta di tutela!”.

“Oggi alla luce dì tutto ciò mi chiedo se veramente il progetto IGP procede a rilento per ostruzionismo istituzionale o forse proprio perché chi si deve spendere con tutte le forze senza dare alibi a nessuno che la ‘Nduja di Spilinga si può produrre dappertutto, rema contro sfruttando altrove il buon nome della ‘Nduja di Spilinga. E’ giunto il tempo di far chiarezza!”.

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