Chiusura Seminario di Reggio, una lettera controcorrente: “vi spiego perché lo spostamento a Catanzaro è un’opportunità”

Lettera di un cittadino reggino che ha deciso di rimanere anonimo. Il lettore ha voluto esprimere il suo pensiero circa l'argomento legato alla chiusura del Seminario di Reggio Calabria

StrettoWeb

“Ho avuto il privilegio di partecipare al Giubileo con la comunità diocesana di Reggio Calabria-Bova. Un’esperienza straordinaria, carica di fede e di partecipazione, che ha confermato quanto la nostra Chiesa sia viva, amata e seguita. La cerimonia di apertura dell’Anno Giubilare vissuta nella Cattedrale di Reggio Calabria lo scorso dicembre ha visto una folla immensa di fedeli partecipare con emozione e devozione, un segno tangibile della vitalità della comunità cristiana. Lo stesso si è ripetuto nel recente pellegrinaggio a Roma, dove tantissimi fedeli, insieme ai propri sacerdoti e al vescovo, hanno testimoniato la loro fede, rafforzando il legame con la Chiesa universale”. Comincia così la lettera di un cittadino reggino che ha deciso di rimanere anonimo. Il lettore ha voluto esprimere il suo pensiero circa l’argomento legato alla chiusura del Seminario di Reggio Calabria.

“Eppure, invece di soffermarsi su questi momenti di grazia e di partecipazione, alcuni esponenti della politica locale hanno deciso di montare una polemica sterile sulla riorganizzazione del seminario. Ma se questa fosse davvero una scelta così negativa, non dovrebbero essere i sacerdoti i primi a protestare? Non dovrebbero essere i seminaristi stessi a insorgere? E invece, chi vive la Chiesa dall’interno comprende il valore di questa decisione e la accoglie con spirito di crescita. A parlare, invece, sono certi politici, che hanno trovato nella Chiesa un facile bersaglio per polemiche strumentali. Il seminario non chiude: si evolve. La scelta di avere un’unica realtà formativa regionale non è una perdita, bensì un’opportunità. Un seminario più grande, con una formazione accademica più ampia e stimolante, offre ai futuri sacerdoti una preparazione umana, culturale e spirituale più solida rispetto a tanti piccoli seminari di provincia, spesso limitati nelle risorse e nelle prospettive. Non si tratta di chiudere una porta, ma di spalancarne una molto più ampia. Dopotutto, chiunque desidera per i propri figli il miglior percorso formativo possibile: perché non dovrebbe essere lo stesso per chi sceglie la vocazione sacerdotale?”.

“La politica si dovrebbe occupare di tanto altro”

“Se si vuole parlare di cultura che si allontana da Reggio, forse bisognerebbe interrogarsi su altro. La città ha appena perso il treno per diventare Capitale della Cultura, un’occasione mancata che avrebbe potuto rilanciare il territorio sotto il profilo artistico, turistico e sociale. La politica avrebbe dovuto mobilitarsi su questo, cercando di capire come e perché Reggio non sia riuscita a conquistare un titolo così prestigioso. E invece, ci si concentra su un seminario, come se fosse il problema principale della città”.

“Di temi su cui riflettere ce ne sarebbero tanti eppure si preferisce agitare una questione ecclesiale, distorcendo la realtà per creare polemica. Ma la verità è evidente: la fede c’è, la comunità cristiana è presente e partecipe. Chi dice che “le chiese sono vuote” probabilmente non vi ha mai messo piede o non ha mai realmente condiviso i valori fondanti del cattolicesimo. Sembra che si siano accorti solo ora che esiste un Seminario a Reggio Calabria! Da anni si parla di crisi vocazionale: qualche esponente politico si è mai interessato dei numeri del Seminario di Reggio? Hanno mai piegato le ginocchia per implorare il dono di nuovi sacerdoti? Qualcuno si è mai interessato sullo stato del nostro Seminario, su come si trovano gli studenti, su come vivono, quali sono le difficoltà, quali sono le attese e le speranze?”.

“Il Vescovo non ha bisogno di difese”

Monsignor Morrone non ha bisogno di difese: il suo operato parla da solo. Ma è giusto rispondere a chi tenta di screditarlo con argomentazioni deboli e pretestuose. Non solo è una battaglia sterile, ma è anche un attacco all’autorità ecclesiastica, un mancato rispetto per chi guida spiritualmente la nostra comunità. Offendendo il vescovo si offende l’intero popolo di fedeli. La Chiesa non è un’istituzione da attaccare per sviare l’attenzione su altre mancanze e magari trovare ispirazione per cominciare una campagna elettorale. Forse sarebbe il caso di impiegare le proprie energie per affrontare i problemi reali di Reggio, piuttosto che costruire polemiche su questioni che, in realtà, rappresentano un’opportunità di crescita”.

Firmato

Un Pellegrino di Speranza!

Condividi